Nota sui lavori parlamentari settimana dal 9 al 13 Novembre

By November 13, 2015 Lavoro parlamentare

Premessa

1) Nella settimana la Camera dopo un iter durato due anni ha approvato una legge importante nata dall’iniziativa di molte associazioni e portata a compimento con determinazione nel lavoro parlamentare che ha l’obiettivo di favorire l’emersione e la stabilità delle aziende sequestrate e confiscate alle mafie in cui lavorano circa 80000 persone. Una legge necessaria se si pensa che fino ad oggi sono fallite il 90% delle aziende confiscate e affidate a amministratori giudiziari indicati dallo Stato. Le ragioni del fallimento sono molte. Innanzitutto, una volta inserite nel sistema legale, le aziende hanno costi molto più consistenti per l’emersione conseguente del lavoro nero prima utilizzato e la fatturazione degli acquisti e delle vendite prima non registrate. In secondo luogo le organizzazioni mafiose ostacolano l’attività delle aziende confiscate agendo sulla loro rete di vendita e di fornitura. L’insieme delle difficoltà rende le aziende fragili e le banche meno disponibili alle concessioni di credito. E’ questo il quadro che ha determinato ad oggi il fallimento di 9 aziende su 10. La legge approvata affronta l’insieme dei problemi: dalla revisione della Agenzia per i beni confiscati, a misure specifiche per la conduzione delle aziende confiscate, fino ad una delega al Governo cui è affidato il compito di individuare norme specifiche per il reinserimento occupazionale di dipendenti nelle aziende confiscate. (di seguito il dettaglio)

2) Il M5stelle ha votato contro. Come sempre incapace di riconoscere il valore di scelte non determinate da loro. Come sempre scegliendo di essere contro. Difficile veramente immaginarli al governo di qualcosa.

Proposte di legge: Delega al Governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate (A.C. 1039-1138-1189-2580-2737-2786-2956-A)

Si tratta di un testo che approda in Aula dopo due anni di approfondito lavoro in Commissione Giustizia e una esauriente indagine conoscitiva. Nato da una proposta di iniziativa popolare (AC 1138) presentata il 3 giugno 2013 e sottoscritta da Cgil, Libera, ACLI, ARCI, Avviso Pubblico, Centro Studi Pio La Torre, Lega COOP, SOS Impresa, è stato poi affiancato da una proposta di legge che trae origine dal lavoro della commissione parlamentare Antimafia. Il provvedimento punta al pieno recupero della legalità superando i limiti e le criticità dell’attuale sistema, con l’obiettivo di evitare, come purtroppo spesso oggi accade, che aziende confiscate alla criminalità organizzata siano destinate a fallire, producendo disoccupazione e costi economici, o che altri beni e immobili rimangano di fatto inutilizzati. 9 aziende su dieci, una volta sottratte alle organizzazioni criminali di appartenenza, non erano nelle condizioni di sopravvivere. Una volta inserita nel sistema legale, l’azienda si trova a dovere fare fronte a costi molto più consistenti di quelli che sosteneva nello stato di illegalità perché gran parte della loro economia era in nero, ad esempio a seguito del mancato pagamento dei contributi dei propri dipendenti, oppure per la mancata fatturazione degli acquisti o delle vendite. Con la confisca invece, le aziende sono chiamate a regolarizzare tutto e questo comporta spese ingenti. Inoltre le organizzazioni mafiose, nel tentativo di vanificare le misure di confisca, cercano in ogni modo di fare terra bruciata attorno alle aziende confiscate, influenzando le altre imprese con le quali loro intrattengono rapporti spessissimo esse stesse aziende di stampo mafioso. Allora succede che i clienti vengano indotti a non comprare piú prodotti e o servizi dall’azienda confiscata e soprattutto vengono indotte a non saldare i loro debiti per forniture già eseguite. Molto frequentemente poi le banche si rifiutano di concedere credito alle aziende, nel momento in cui vengono confiscate, perché mentre prima ritenevano l’azienda solida, adesso ritengono che non sia più in grado di fare fronte ai propri debiti. Per evitare situzioni di questo tipo è prevista inanzitutto la possibilità di assegnare le aziende confiscate a enti, associazioni o cooperative, e di prevederne l’assegnazione anche per uso sociale, oltre che istituzionale. Fino ad oggi la legge prevedeva solo la possibilità di venderle, liquidarle o darle in affitto. Si preveda l’apertura di linee di credito ad hoc per queste aziende. Cioè si prevedono risorse aggiuntive, pensate apposta per le aziende confiscate, in modo da favorire un percorso virtuoso di ritorno alla legalità. Vengono stanziati 10 milioni di Euro, per il triennio 2016/18 nella legge di stabilità per favorire il mantenimento di aziende confiscate. Approfondisci qui

Disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 settembre 2015, n. 153, recante misure urgenti per la finanza pubblica (A.C. 3386)

Il decreto-legge approvato in via definitiva ha contenuti ampiamente tecnici, completa le procedure già previste per la cosiddetta voluntary disclosure. I termini vengono prorogati di poche settimane, vengono chiarite alcune incertezze interpretative, si consentono all’Agenzia delle entrate alcuni accorgimenti di natura organizzativa necessari per adempiere all’incremento di attività che durante il 2016 gli uffici dell’Agenzia dovranno garantire per l’esame delle pratiche. ll provvedimento rigiarda la procedura di voluntary disclosure, approvata dal Parlamento italiano undici mesi fa per offrire una strada all’emersione e al rientro dei capitali con un veicolo di legge parlamentare che ha ottenuto un rilevante successo. Circa 80 mila domande, secondo i dati comunicati qualche giorno fa dal Governo; e probabilmente, da qui alla fine del mese, circa 100 mila istanze. Un successo che va valutato soprattutto alla luce del fatto che si tratta di un intervento geneticamente diverso da tutti quelli messi in campo in passato nel nostro Paese. Non è uno scudo, perché non c’è l’anonimato. Non è un condono, perché le imposte si pagano tutte, gli sconti sono solo sulle sanzioni amministrative e penali, legate alle sole inadempienze tributarie. Sulla base dei primi dati, le imposte da pagare saranno all’incirca il 43 per cento dell’imponibile emerso, numeri molto diversi dal 5 per cento del ministro Tremonti. Inoltre, corrisponde ai modelli di intervento sollecitati dalle istituzioni internazionali. Dall’OCSE in primis, che per prima propose il metodo della collaborazione fra contribuente e amministrazione, e dal GAFI, Gruppo di azione finanziaria internazionale, che ha da molto tempo sollecitato procedure di emersione che consentano una più efficace lotta alle attività di riciclaggio derivanti dai proventi di attività illecite. Queste 100 mila posizioni diventano adesso permanentemente in chiaro, con una riduzione strutturale del tasso di evasione e da queste 100 mila posizioni sono già derivate 1600 segnalazioni di operazioni sospette ai fini antiriciclaggio, a dimostrazione che il nesso fra emersione volontaria e antiriciclaggio, come per anni ci ha ribadito il GAFI, funziona.

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