Nota sui lavori parlamentari settimana dal 26 al 30 Settembre

By October 1, 2016Lavoro parlamentare

Premessa

Nella settimana sono state approvate: una legge sulla valorizzazione dei piccoli comuni e centri storici, una mozione per il riconoscimento del genocidio del popolo yazida, una per la revisione della spesa pubblica e un’altra sulle iniziative a favore delle popolazioni e dei territori colpiti dal sisma del 24 agosto 2016, e per la prevenzione dei rischi derivanti dai terremoti, di cui più avanti il dettaglio.

Ma l’attenzione politica nella settimana si è concentrata su un argomento che riguarda la vita e il futuro di tantissime donne e uomini: l’accordo sul tema delle pensioni raggiunto fra sindacati e governo.

Il confronto è stato molto positivo sia per il primo tempo, quindi per quello che entrerà in vigore nella legge di stabilità e su cui il confronto continua ancora in quadro di sostanziale condivisione; sia per l’impegno scritto per il secondo tempo. Nel primo tempo si va dall’allargamento  della platea dei pensionati a cui verrà erogata la 14esima e l’incremento del suo importo per chi già la percepiva, alla parificazione della tax area tra pensionati e lavoratori dipendenti; è presente la gratuità delle ricongiunzioni; ci sono nuove regole per i lavori usuranti e per i lavoratori precoci; c’è la possibilità di uscita anticipata dal lavoro di 3 anni e 7 mesi per chi ha 63 anni.

Nel secondo tempo si introducono elementi di equità generazionale nel sistema contributivo, definendo regole più favorevoli per i giovani; un riconoscimento  previdenziale dei lavori di cura, soprattutto a carico delle donne; il rapporto tra tipo di lavoro e pensione, perché i lavori non sono uguali. In particolare la scelta di distinguere il tipo di lavoro e le condizioni materiali delle persone per l’accesso alla pensione è una scelta giusta e doverosa, coerente con l’impegno preso dal governo e favorita da un confronto serio e rigoroso con le organizzazioni sindacali . Una scelta che riporta equità e solidarietà nel sistema previdenziale. Insieme alle 7 salvaguardie di esodati, già realizzate, e a opzione donna  con l’impegno, già preso nella scorsa legge di stabilità, di proseguirne l’applicazione, c’è più giustizia nella previdenza pubblica, più riconoscimento sociale per i pensionati.  Possiamo registrare un grande passo in avanti che l’approvazione dell’8 salvaguardia potrebbe completare. Leggi il testo dell’accordo

Mozioni Locatelli, Malisani, Nicchi, Buttiglione, Fitzgerald Nissoli, Palese, Matteo Bragantini ed altri n. 1-01291, Rosato ed altri n. 1-01292, Spadoni ed altri n. 1-01348, Centemero ed altri n. 1-01350 e Artini ed altri n. 1-01352 concernenti iniziative in relazione al riconoscimento del genocidio del popolo yazida

Gli yazidi non appartengono al popolo del Libro, non sono ebrei, non sono musulmani, non sono cristiani. Si tratta di una etnia antichissima la cui identità è definita dalla professione di una fede preislamica. Non fanno proselitismo, sono un popolo pacifico, una comunità di circa 800 mila persone che abita prevalentemente nelle valli al confine tra Siria e Iraq. Eppure è un popolo contro cui nel corso della storia si sono accaniti in molti. L’impero ottomano aveva avviato nei loro confronti una lunga discriminazione sociale e culturale. Durante le guerre irachene del 2003, con una campagna di bombardamenti da parte di militari sunniti vennero uccisi centinaia di yazidi e nel 2014 Daesh, con l’ invasione della piana di Ninive costrinse la comunità yazida alla scelta, si fa per dire chiaramente, se convertirsi o essere sterminata. Nella notte tra il 3 e il 4 agosto del 2014, il territorio intorno al Monte Sinjar venne circondato dalle forze di Daesh e centinaia di yazidi morirono subito. Nei giorni seguenti continuarono le cacce e i massacri. Nel solo villaggio di Kojo gli uomini di Al Baghdadi tagliarono la gola a circa seicento uomini che avevano rifiutato di convertirsi. Oggi gli yazidi sono ancora nella morsa dell’ISIS, l’ONU stima che nel solo 2015 siano stati uccisi circa 5000 yazidi e 7000 tra donne e bambini siano stati ridotti in schiavitù. Siamo di fronte alla volontà di cancellare il popolo yazida, sia in forma fisica, che come entità culturale. Non è bastato l’annuncio del giugno di quest’anno della commissione indipendente istituita dalle Nazioni Unite che certifica che è in atto un vero e proprio genocidio ai danni di questo popolo. Con questa mozione vengono denunciate le terribili violenze compiute dall’ISIS nei confronti della comunità yazida chiamandole con il loro nome: genocidio. In conformità alla risoluzione ONU n. 260 del 1948 che definisce come tale ciascuno degli atti commessi con l’intenzione di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico-razziale o religioso. E’ ora che anche l’Italia faccia la sua parte, attivandosi nelle competenti sedi internazionali con ogni iniziativa volta al formale riconoscimento del genocidio del popolo yazida e adoperarsi, d’intesa con gli altri Paesi dell’Unione europea, in seno alle Nazioni Unite, per far cessare ogni violenza nei confronti di questo popolo. È necessario inoltre assumere iniziative per realizzare corridoi umanitari, per favorire l’arrivo della popolazione civile colpita dalle violenze e per soccorrere, attraverso specifiche iniziative di assistenza umanitaria e sanitaria, le vittime della violenza.

Proposte di legge: Realacci ed altri; Terzoni ed altri: Misure per il sostegno e la valorizzazione dei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti e dei territori montani e rurali, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici (A.C. 65-2284-A)

La Camera dei deputati ha approvato all’unanimità, in prima lettura, la proposta di legge per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni. Il provvedimento, il cui iter è iniziato nel 2013, promuove e sostiene il sostenibile sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale dei piccoli comuni, promuove l’equilibrio demografico del Paese, favorendo la residenza in tali comuni, e tutela e valorizza il loro patrimonio naturale, rurale, storico-culturale e architettonico. A tal fine, si incentiva la costruzione di progetti di sviluppo locale in favore dei residenti e delle attività produttive, con particolare riferimento al sistema dei servizi essenziali, allo scopo di contrastare lo spopolamento e di incentivare l’afflusso turistico. Il provvedimento, che stanzia complessivi 100 milioni di euro per il periodo 2017-2013, rappresenta un’opportunità per il Paese, per

ridefinire le vocazioni di questi territori e delle relative comunità, coniugando storia, cultura e saperi tradizionali con l’innovazione, le nuove tecnologie e la green economy. La scommessa è avviare in questi territori un diverso modello di sviluppo che risponda alla crisi e che inverta la tendenza all’abbandono e allo spopolamento. Approfondisci qui

Mozioni Cariello ed altri n. 1-01347, Marcon ed altri n. 1-01355 e Guidesi ed altri n. 1-01364 concernenti iniziative in materia di revisione della spesa pubblica 

Molto si sta facendo in questa legislatura per armonizzare la spesa pubblica: siamo uno dei Paesi più virtuosi nel rapporto deficit-PIL, che stiamo continuamente riducendo, operazione che non si può portare avanti se non c’è anche un controllo molto ferreo della spesa e un’operazione complessiva di revisione della stessa. Sono state fatte operazioni di riduzione delle imposte molto rilevanti, in modo particolare a favore del lavoro e delle imprese, per miliardi, solo 18 nella legge di stabilità per il 2015. E’ stata qualificata la spesa: aumentata per quanto riguarda la scuola, la sanità, le politiche sociali, c’è stata una ripresa degli investimenti pubblici a partire dal 2015 e favoriti quelli privati, ad esempio con il superammortamento, è stato superato il patto di stabilità interno, è finita la stagione dei tagli ai comuni, si sta consolidando un percorso sui costi standard. E stato tagliato molto in alcuni comparti (personale, consumi intermedi), ma questo non vuol dire che non si debba continuare la revisione della spesa, soprattutto come sua qualificazione. Siamo sotto il 3 per cento di deficit-PIL, ma c’è bisogno di ritardare il processo verso il pareggio di bilancio strutturale. Il fiscal compact non può certamente essere un tabù: un conto è avere un giusto controllo dei conti, altro è la filosofia dell’austerità, che determina bassa crescita, disoccupazione e, alla fine, aumento del debito pubblico rispetto al PIL, una filosofia che va combattuta e sconfitta. La revisione della spesa non è un’operazione solo tecnica, è soprattutto un’operazione politica. Una condizione per farlo è stata costruita, ovvero la nuova legge sul bilancio: un esame unitario del complesso delle spese e delle entrate e delle loro variazioni e modifiche. L’altra condizione è in mano ai cittadini, con il referendum costituzionale. Se si mantiene il bicameralismo paritario, non si facilita la possibilità di un lavoro più proficuo e più approfondito del Parlamento e una razionalizzazione della spesa stessa.

Mozioni Rampelli ed altri n. 1-01344, Terzoni ed altri n. 1-01358, Zaratti ed altri n. 1-01359, Carrescia ed altri n. 1-01360, Saltamartini ed altri n. 1-01361, Palese ed altri n. 1-01362, Vezzali ed altri n. 1-01365, Brignone ed altri n. 1-01366, Brunetta ed altri n. 1-01367 e Galgano ed altri n. 1-01368 concernenti iniziative a favore delle popolazioni e dei territori colpiti dal sisma del 24 agosto 2016, nonché per la prevenzione dei rischi derivanti dai terremoti 

Alle 3,36 del 24 agosto una forte scossa di terremoto di magnitudo 6.0 si abbatte, ancora una volta, su una parte dell’Appennino centrale, interessando le regioni di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. In particolare, la furia devastatrice con distruzione e morti si concentra nei comuni di Amatrice, Accumuli, Arquata del Tronto e le tante frazioni che compongono questi comuni. Si conteranno 297 morti e 390 feriti. Ancora una volta la devastazione colpisce un’area interna del nostro Paese, fatta di piccoli borghi e di centri storici bellissimi e da tante persone che nella loro vita hanno scelto di rimanere lì, in quei posti, a testimoniare come la provincia italiana sia ricca di paesaggio, di beni architettonici, ma anche di quella umana schiettezza del vivere quotidiano che costruisce giorno per giorno tanta serenità e che fa di quei posti ambienti straordinari. La macchina dei soccorsi è stata immediata, tempestiva, efficace, dal sistema sanitario alla Protezione civile, dalle forze dell’ordine all’Esercito, ai Vigili del fuoco: hanno dato prova di capacità e prontezza nel rispondere a tutte le esigenze che drammaticamente in quelle ore si evidenziavano.  Poi la grande risposta della solidarietà: da ogni angolo del nostro Paese è arrivata una presenza, un aiuto, che ha contribuito a non lasciare sole quelle popolazioni duramente provate e stremate da tanta forza devastatrice. Il Governo ha già approvato un primo decreto, stanziando 50 milioni per l’urgenza, e sta approntando il secondo. Ha sospeso le imposte nei comuni individuati nel cratere, ha nominato un commissario per le quattro regioni, una persona seria e competente,Vasco Errani, già presidente dell’Emilia-Romagna, che, insieme al coordinatore nazionale della Protezione civile, l’ingegner Curcio, sta lavorando con grandissimo impegno, con una presenza quotidiana, impostando e verificando tutti i giorni il lavoro fatto e quello da fare. Ad un mese dalla forte scossa, quasi tutti gli sfollati sono fuori dalle tende, si smontano già i primi campi e tutti sono sistemati provvisoriamente in case o alberghi, e comunque al riparo dal freddo dell’inverno che da quelle parti inizia già a farsi sentire. Le attività produttive, seppure in una situazione di grande difficoltà, quasi tutte possono iniziare a riprendere la propria attività. L’anno scolastico è regolarmente iniziato alla data stabilita e questa era un’assoluta priorità del commissario, per dare il senso di una veloce ripresa, per tornare alla normalità.  Si stanno approntando già le aree per le case in legno, che stabilizzeranno la prima fase dell’emergenza. Poi inizierà la seconda fase, quella della ricostruzione, la cui priorità sarà il mantenimento dell’identità territoriale. Lo slogan che guiderà sarà «com’era, dov’era». Dà il senso di ciò che si vuole fare: quelle comunità devono e vogliono tornare lì, alla loro vita, nei loro posti.

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