Nota sui lavori parlamentari settimana dall’11 al 15 Dicembre

By December 16, 2017Lavoro parlamentare

Premessa

Questa settimana alla Camera si è votata la comunicazione del Presidente del Consiglio in vista del consiglio europeo del 14 e 15 Dicembre e due relazioni sulle commissioni parlamentari di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro e sulla morte del militare Emanuele Scieri. Di seguito il dettaglio.

Ma la settimana è stata contraddistinta da una conquista storica: il Senato ha votato in via definitiva il testo di legge sul testamento biologico e cioè la possibilità per ognuno di noi di esprimere la propria volontà rispetto al “fine vita”, decidere a che tipo di trattamento sanitario essere sottoposti anche nel momento in cui non siamo più capaci di intendere e di volere.

Una legge di civiltà, voluta fortemente dalle associazioni e dai singoli cittadini che in questi anni hanno fatto della propria vicenda personale una battaglia, con l’obiettivo di migliorare la vita di tutti e la cui approvazione è stata perseguita con determinazione dal Partito Democratico.

Possiamo dire di essere tutti più liberi, e allo stesso tempo di lasciare meno soli, in un momento difficile come quello della fine della vita, i pazienti, le loro famiglie, gli operatori sanitari, i medici.

Gli aspetti principali della legge riguardano il consenso informato, le disposizioni anticipate di trattamento (DAT) e la pianificazione condivisa delle cure. Nessun trattamento sanitario può essere iniziato o portato avanti se non vi è il consenso libero e informato della persona interessata. In previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, ogni persona maggiorenne può esprimere le proprie preferenze sui trattamenti sanitari e sulle scelte terapeutiche a cui essere sottoposto, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali. Nel caso di una patologia cronica e invalidante, il provvedimento prevede la possibilità di pianificare le cure in maniera condivisa tra il paziente e il medico, pianificazione che il medico dovrà rispettare nel momento in cui il paziente non potrà più esprimere il proprio consenso. Il medico deve quindi a rispettare la volontà espressa dal paziente.

Il principio da cui siamo partiti è quello stabilito dall’articolo 32 della Costituzione, e cioè che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

L’intento è quello di dare finalmente certezza all’azione di medici e operatori sanitari, facendo tesoro delle migliori prassi messe in atto in questi anni, nonostante il vuoto legislativo in cui essi sono stati costretti a muoversi.

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2017

“Siamo alla vigilia di un Consiglio europeo in cui si prenderanno decisioni importanti e di grande rilievo a cui l’Italia ha contribuito in modo importante. Penso, per esempio, all’avvio di una politica di difesa comune a livello europeo fortemente voluta e perseguita dallo stesso Presidente del Consiglio già nella sua precedente carica di Ministro degli esteri. Si tratta di una conquista che assume una valenza ancora maggiore alla luce dei conflitti e della crescente instabilità in scenari geopolitici anche a noi molto vicini, una politica che per decenni si riteneva essere una chimera irraggiungibile e che, invece, adesso sta diventando realtà. Sta diventando realtà così come l’ipotesi di concordato nella prima fase dell’intesa post Brexit raggiunta proprio nei giorni scorsi tra Unione europea e Gran Bretagna.

È un primo passo positivo perché l’Unione europea ha ottenuto tutto quello che voleva su tutte le questioni all’ordine del giorno, ma soprattutto un’intesa importante perché, se non la si fosse raggiunta, questo avrebbe significato un salto nel buio inquietante non solo per la Gran Bretagna, non solo per l’Europa, ma anche per quei milioni di cittadini che la Brexit la vivono direttamente sulla propria pelle, 600 mila dei quali di origine italiana. L’intesa raggiunta è positiva, va ratificata ed è fondamentale che l’Italia continui a seguire questo dossier con estrema attenzione, così che nei vari regolamenti attuativi non insinuino brutte sorprese.

Ma nel Consiglio europeo dei prossimi giorni si affronterà tutta un’altra serie di questioni come, per esempio, la possibilità di una riforma del Trattato di Dublino, cioè la modifica del sistema di asilo europeo.” Continua a leggere qui la dichiarazione di voto

Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro sull’attività svolta (Doc. XXIII, n. 29)

“Corriere della Sera 14 novembre 1974: “Io so, io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe. Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna, dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del vertice che ha manovrato. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi opposte, fasi della tensione: una prima anticomunista e una seconda antifascista. Io so i nomi delle persone serie e importanti, che stanno dietro ai tragici ragazzi, che hanno scelto le suicide atrocità fasciste, e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti, di cui si sono resi colpevoli. Io so, ma non ho le prove, non ho nemmeno indizi”. Pier Paolo Pasolini

Cito Pasolini, perché aveva intuito, decenni prima, alcune verità. Cito Pasolini, perché Aldo Moro con Enrico Berlinguer furono gli unici due politici italiani ad andare al funerale di Pier Paolo Pasolini, la cui morte è anch’essa tutta da riscrivere. Cito Pasolini perché quell’intellettuale a mani nude diceva: “Io so. Ma non ho le prove”. La Commissione oggi quelle prove le ha trovate: sa i nomi, sa i cognomi, ha riempito gli omissis di tanti anni, riscrivendo un pezzo della storia italiana. Le Brigate Rosse non sono state un fenomeno solo italiano, ma un fenomeno internazionale.

Aldo Moro andava protetto e non è stato protetto. Prima del rapimento si sapeva che Moro correva rischi altissimi. Lo stesso Moro, il 15 marzo, ne parla con il Capo dalla Polizia. Oggi, a conclusione di un percorso di dolore, del quale il gruppo del Partito Democratico è stato protagonista in tutte le fasi, possiamo affermare, con molta serenità e con grande speranza, che quella che per anni è stata la verità ufficiale, cioè il memoriale Morucci-Faranda, è una verità frutto di una trattativa tra pezzi dello Stato, alcuni magistrati, alcuni uomini delle forze dell’ordine, la complicità di qualche giornalista e autorevoli vertici di quella Repubblica con Morucci e Faranda.” Continua a leggere qui la dichiarazione di voto

Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte del militare Emanuele Scieri sull’attività svolta (Doc. XXII-bis, n. 17)

“Con il passaggio in Aula di questa mattina si completa, anche formalmente, il lavoro della Commissione di inchiesta monocamerale, istituita da questa Camera a larghissima maggioranza, nella seduta del 4 novembre. Una Commissione istituita con un compito ed un mandato preciso, cioè fare luce, chiarezza, trasparenza – lo hanno detto i colleghi che sono intervenuti in precedenza – sulle circostanze e sulle responsabilità che determinarono, il 13 agosto del 1999, la tragica scomparsa del giovane Emanuele Scieri, rinvenuto, tre giorni dopo, cadavere, ai piedi di una scala per l’asciugamento dei paracadute, all’interno della caserma Gamerra di Pisa.

Una vicenda tragica, appunto, triste, oltre che per l’aspetto inaccettabile, ingiusto, intollerabile della perdita di una vita umana nel pieno della sua giovinezza, per la circostanza, ricordata dal collega Zappulla, che questo evento tragico si è consumato all’interno del perimetro di una caserma dell’Esercito italiano che ospitava, allora, e ospita, ancora oggi, uno dei reparti delle brigate che rappresentava e rappresenta un fiore all’occhiello, l’orgoglio delle nostre Forze armate: la Folgore. E si è consumata in circostanze oscure, senza che ripetute indagini amministrative interne, prima, e inchieste giudiziarie sia della magistratura civile che di quella militare, poi, siano riuscite a fare luce né sulle modalità concrete di accadimento, né sulle responsabilità individuali coinvolte, lasciando a diciotto anni di distanza ancora aperta, insoddisfatta e urgente la legittima domanda di giustizia, certo, dei familiari di Emanuele, certo, dei tanti amici che non lo hanno dimenticato e gli vogliono ancora bene, certo, dei cittadini di Siracusa e della Sicilia intera, ma, anche, di tutti coloro che pretendevano e pretendono, ancora oggi, per la stessa dignità dell’istituzione delle Forze armate, che questa ferita sia finalmente rimarginata.

Un lavoro serio, puntuale e analitico, signor Presidente, quello svolto dalla Commissione, innanzitutto, dal punto di vista quantitativo: 51 sedute complessive, oltre 100 ore di lavoro in Aula, 76 persone audite, un’ ispezione collegiale sui luoghi della tragedia, oltre 6.000 pagine di documentazioni acquisite, analizzate, esaminate, classificate, molteplici approfondimenti investigativi autonomi realizzati grazie alla preziosissima collaborazione dei consulenti esterni. Un lavoro – lo dico a chiare lettere – che sarebbe stato impossibile, inattuabile senza il sostegno del Governo, del Ministro della difesa Roberta Pinotti, di tutta la sua struttura, impegnata fin dal primo giorno a dare massima e piena collaborazione e ad evadere, in maniera rapidissima, ogni richiesta di approfondimento. Un lavoro serio, puntuale, analitico, dicevamo, anche dal punto di vista qualitativo, non viziato – così eliminiamo ogni dubbio, anche del collega La Russa – dalle emozioni o, peggio, dal pregiudizio e dal preconcetto, e questo lo dico per non offendere i colleghi che hanno lavorato e anche questo Parlamento.” Continua a leggere qui la dichiarazione di voto

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