Nota sui lavori parlamentari settimana dal 13 al 17 Marzo

By March 18, 2017Lavoro parlamentare

Premessa

In questa settimana la Camera ha approvato un disegno di legge in materia di sicurezza delle città. La settimana politica è stata caratterizzata dalla discussione su voucher e sulla decisione da parte del Governo di abolirli. 5 considerazioni:

1) I voucher, nati nel 2003 per retribuire il lavoro meramente occasionale, nel tempo hanno sostituito altri rapporti di lavoro. Sia con abusi, che in modo legale perché consentito dalle regole previste dalla legge Fornero del 2011, che ha esteso il loro utilizzo a tutti i settori, e ulteriormente ampliate dal governo Letta che ha eliminato il requisito della occasionalità per il loro utilizzo. Non va bene: ai voucher non corrispondono contributi previdenziali se non in misura irrisoria e diritti in generale e nel momento in cui hanno sostituito altri rapporti di lavoro sono diventati il simbolo della precarietà. L’esclusione del loro utilizzo negli appalti e la tracciabilità prevista dal governo Renzi sono stati primi passi importanti di correzione.
2) Le imprese dicono che hanno usato o abusato dei voucher perché le alternative che hanno a disposizione sono troppo complesse dal punto di vista burocratico (più ancora che più costose)
3) La filosofia del jobs act è il contrario di quella dei voucher: perché si fonda sulla convinzione che la precarietà sia un danno da superare e che bisogna incentivare il lavoro stabile come è stato fatto con le decontribuzioni e l’intervento sull’Irap.
4) Il problema che va affrontato dunque è quello di strumenti più adatti a rispondere a esigenze non programmabili di richiesta di lavoro da parte delle imprese e che al contempo mantengano correttezza e rispetto del lavoro stesso
5) Si tratta di problemi complessi non risolvibili con un sì o un no al referendum: divisivo senza essere risolutivo. Una delle soluzioni in campo di fronte al referendum abrogativo promosso dalla Cgil era quella di mantenere i voucher solo per le famiglie, ma abbiamo preferito puntare sull’abrogazione totale. Questa soluzione più netta comporta la necessità di affrontare il problema e l’opportunità di farlo attraverso una relazione con le parti sociali (imprese e sindacati) per la definizione di nuovi strumenti.

Disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città (A.C. 4310-A)

La legge che converte il decreto-legge n. 14 del 20 febbraio 2017 presentato dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e dal Ministro dell’interno Marco Minniti, ha il fondamentale obiettivo di garantire maggiore sicurezza nelle città italiane. A questo scopo contiene una serie di concrete disposizioni urgenti e prima ancora provvede a ridefinire, ampliandolo, il concetto stesso di sicurezza, partendo dalla considerazione che i nostri centri urbani presentano oggi condizioni di estrema complessità.

Una complessità tipica di una società che è sempre più multietnica e che porta a dover considerare non solo la sfera della sicurezza “primaria” – quella, fondamentale, che riguarda la prevenzione e la repressione dei reati – ma anche tutto ciò che ha a che fare con i fattori che determinano il grado di coesione sociale e di vivibilità nei territori delle aree urbane e di conurbazione. È qui che emergono, in modo sempre più forte e diffuso, una condizione di disagio e una percezione di insicurezza alle quali è indispensabile che le istituzioni diano risposta, anche quando a farle nascere sono comportamenti e situazioni ambientali di natura non necessariamente o evidentemente criminale.

Si può e si deve parlare, quindi, di sicurezza urbana, intendendo con tale concetto il bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città, da perseguire anche attraverso una serie di interventi che vanno dalla riqualificazione – anche sociale, culturale e urbanistica – delle aree o dei siti degradati all’eliminazione dei fattori di esclusione sociale, dalla prevenzione della criminalità alla promozione del rispetto della legalità e all’affermazione di più elevati livelli di coesione sociale e di convivenza civile.

A questi interventi hanno il compito di concorrere, nel rispetto delle rispettive competenze e funzioni, lo Stato e gli Enti territoriali, con un coordinamento e un sistema di “governance” trasversale che questa legge punta a realizzare e che delinea un nuovo modello di sicurezza integrata.

Oltre a tutto ciò la legge interviene sull’apparato sanzionatorio amministrativo per prevenire una serie di fenomeni che incidono negativamente sulla sicurezza e sul decoro delle città, garantendo ad esempio la libera accessibilità degli spazi pubblici o ancora prevedendo la possibilità di imporre il divieto di frequentazione di determinati esercizi pubblici e aree urbane a soggetti condannati per reati di particolare allarme sociale. Approfondisci qui 

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