Nota sui lavori parlamentari settimana dal 15 al 19 febbraio

By February 19, 2016 Lavoro parlamentare

 

Premessa

La Camera in questa settimana ha approvato una proposta di legge che delega al Governo la semplificazione e riorganizzazione del settore agricolo e alcune mozioni e risoluzioni. Inoltre il presidente del Consiglio ha relazionato in aula sull’importante consiglio europeo sui temi dell’immigrazione e Brexit in cui in discussione c’è il futuro dell’Europa. Oggi difenderla vuol dire andare oltre la retorica e non chiudere gli occhi di fronte alle sue contraddizioni che se non affrontate e superate possono affondarla. Più avanti il dettaglio.

Il tema caldo della settimana rimane il Ddl Cirinnà in discussione al Senato e in particolare l’ennesimo dietrofront del Movimento 5 stelle che ha giustificato la retromarcia con la contrarietà al “supercanguro” una procedura che permetteva di mettere in sicurezza la legge scavalcando l’ostruzionismo parlamentare delle opposizioni. Il M5s con questa scelta, e soprattutto per il fatto di averla annunciata dopo aver sostenuto il contrario per giorni, ha messo a rischio l’iter del disegno di legge. Di fronte alle forti reazioni negative oggi si giustifica con paradossi: la pretesa anti costituzionalità delle procedure e la coerenza nella difesa della democrazia. Paradossi appunto almeno per due ragioni: in primo luogo perché, se quella procedura fosse veramente anticostituzionale come dicono, non sarebbe prevista dai regolamenti e quindi non sarebbe praticabile, cosa non vera essendo appunto una pratica conforme ai regolamenti e quindi riconosciuta e percorribile. In secondo luogo perché nominano la difesa della democrazia – che è pratica dell’inclusione e dell’allargamento dei diritti – per escludere dai diritti civili molti uomini e molte donne, come se realizzarli non fosse anche una loro responsabilità. Antepongono dunque ad una legge attesa da anni, che finalmente potrebbe tirare fuori l’Italia dalla lista nera dei Paesi che non rispettano i diritti civili, che riguarda la vita, la felicità e l’inclusione nella piena cittadinanza di tantissime donne e uomini un problema regolamentare. Inutile dire che il M5 stelle arrivato in parlamento per “aprirlo come una scatoletta di tonno” abbia ereditato i peggiori tatticismi parlamentari, e per l’ennesima volta ha dimostrato come all’interno del loro movimento domini l’assenza di autonomia di giudizio e di libertà di azione, nonché la totale assenza di un idea politica, nel senso più nobile del termine. Hanno preferito infatti seguire le indicazioni del proprio leader, spaventato dai sondaggi che vedevano il “tifo” moderato per il Movimento in calo a causa della scelta netta sulle unioni civili, e allo stesso tempo hanno preferito sacrificare la possibilità di incidere sulla vita delle persone, di cambiare il Paese, di rendere migliore la democrazia per far emergere le divergenza di opinioni presenti nel Pd. Opinioni fra l’altro mai negate né nascoste, ma apertamente affrontate nei luoghi e nei tempi previsti dal Partito democratico che, a differenza del Movimento, non rinnega il confronto e non espelle chi la pensa diversamente, ma prova a mediare con gli strumenti messi a disposizione dal Partito e dall’ordimento parlamentare per portare a casa una legge che ritiene di primaria importanza.

Da ultimo la richiesta di Di Battista di porre la fiducia, posto che si potesse fare, che vorrebbe dire se non appunto che ritengono il tema delle unioni civili non un problema loro? Oppure voterebbero a favore della fiducia?

Mozioni Villarosa ed altri n. 1-01139, Palese ed altri n. 1-01099, Paglia ed altri n. 1-01154, Sottanelli e Monchiero n. 1-01155, Tancredi ed altri n. 1-01156, Busin ed altri n. 1-01157, Pelillo ed altri n. 1-01160, Brunetta ed altri n. 1-01162 e Tabacci ed altri n. 1-01163: Iniziative in materia di gestione delle crisi bancarie e di tutela dei risparmiatori, con particolare riferimento all’applicazione dello strumento del cosiddetto bail-in

L’esplosione della crisi a partire dal 2007 ha evidenziato una condizione di precarietà del sistema finanziario europeo derivante dallo stretto intreccio tra gli effetti prodotti dalla crisi in termini di aumento delle sofferenze per la crescita delle insolvenze e le difficoltà emerse nella gestione del debito pubblico di alcuni Paesi membri i cui titoli erano detenuti, per importi assai consistenti, dalle banche europee. l’Unione bancaria, finalizzata ad accompagnare all’Unione economica e monetaria una disciplina comune anche in materia creditizia, completa il quadro delle misure adottate a livello europeo ed è costituita da tre pilastri, di cui i primi due già realizzati: un sistema unico di vigilanza, un meccanismo unico di risoluzione delle crisi e, da ultimo, un sistema europeo di garanzia di depositi. Il Governo italiano e la Banca d’Italia hanno proceduto nel novembre 2015 ad attuare gli interventi di risoluzione delle crisi di Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio di Chieti, così salvaguardando totalmente i depositi, l’occupazione delle banche e i crediti verso un numero molto elevato di imprese.

L’obiettivo del bail-in è quello di consentire la ricapitalizzazione di una banca insolvente per consentirgli di continuare la propria attività, appunto.Se il bail in consente di evitare la creazione di un circolo vizioso tra banche e settore pubblico, garantire un corretto funzionamento dei meccanismi concorrenziali e non far ricadere i costi delle crisi sui cittadini, esso può tuttavia minare la fiducia degli investitori, che costituisce l’essenza dell’attività bancaria, così alimentando i rischi di instabilità sistematica provocati dalla crisi di singole banche.

La volatilità che ha colpito i mercati globali nelle ultime settimane e, in particolare, il settore bancario europeo, è la dimostrazione della necessità di rafforzare il sistema a due livelli: un livello nazionale, come il Governo ha fatto e sta continuando a fare da ultimo con la recente approvazione del decreto-legge in materia bancaria, e uno europeo, attraverso il completamento dell’architettura dell’Unione bancaria. Con la mozione si chiede di favorire la corretta applicazione delle regole finalizzate a impedire il collocamento degli strumenti più rischiosi presso clienti al dettaglio non in grado di comprenderne l’effettivo rischio, e al contempo attivare meccanismi finalizzati ad assicurare una piena e consapevole informazione dei risparmiatori e di sostenere nelle sedi negoziali europee la più rapida introduzione del terzo pilastro dell’Unione bancaria, relativo alla tutela dei depositi, nel rispetto di un principio di equilibrio tra la condivisione del rischio e la sua riduzione.

Relazione sullo stato di avanzamento dei lavori di bonifica nel sito di interesse nazionale di Venezia-Porto Marghera, approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (Doc. XXIII, n. 9)

Marghera nasce negli anni Venti e si sviluppa nel corso dei decenni successivi fino a raggiungere il suo massimo storico di espansione a metà degli anni Settanta: 35 mila operai per un’area che dava lavoro al 10 per cento dei veneti. Era uno dei siti industriali più importanti d’Europa. Poi, è seguita una fase discendente, segnata dall’emergere di nuovi mercati concorrenziali, da oggettivi problemi di natura ambientale e da un lungo dibattito politico ed istituzionale. La relazione prodotta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti riporta le criticità della situazione del SIN di Marghera sia per quanto riguarda le attività di bonifica, affidate alle società che vi operano, sia per quanto riguarda l’esecuzione delle opere di marginamento e di rifacimento delle sponde delle macroisole lagunari, suddivise nelle competenze tra l’ex magistrato alle acque, la regione Veneto, l’autorità portuale di Venezia e che risultano non ancora completate, nonostante gli oneri economici siano stati a carico del Ministero dell’ambiente. Per i marginamenti delle macroisole di Porto Marghera, sinora, lo Stato ha sostenuto la spesa complessiva di ben 781 mila milioni di euro, con la realizzazione di circa il 94 per cento delle opere previste. Risultano ancora da eseguire circa 3,5 chilometri di marginamenti e di rifacimento di sponde, per i quali occorrerebbero non meno di 250 milioni di euro. L’obiettivo fissato dal piano di bonifica è quello di impedire lo sversamento nei canali lagunari delle acque provenienti dai terreni inquinati del SIN.

Con la risoluzione votata si chiede che il Governo assuma ogni iniziativa utile, in raccordo con i soggetti coinvolti, per superare le criticità evidenziate, adottare un programma sia per reperire le risorse necessarie per il completamento del processo di bonifica sia per monitorare, con la dovuta attenzione, le attuali dinamiche di sviluppo, preservando uno dei più importanti siti industriali del Paese, che ha pagato nel tempo un pesante tributo in termini ambientali e occupazionali.

Relazione sulla situazione delle bonifiche dei poli chimici: il «Quadrilatero del Nord» (Venezia-Porto Marghera, Mantova, Ferrara, Ravenna), approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlate (Doc. XXIII, n. 11)

L’obiettivo della risoluzione è di cercare di orientare le scelte del Parlamento e del Governo alla luce dei dati raccolti, approfondendo i casi, sul settore chimico, verso forme legislative che realizzino un intervento ragionevolmente praticabile tra la tutela di due beni ugualmente tutelati dalla nostra Costituzione, ossia l’ambiente e l’attività economica, prevenendo possibilmente fenomeni illeciti in campo ambientale, ma anche nell’attività delle pubbliche amministrazioni. Un’altro scopo è di riaprire un dibattito su una delle chiavi di volta dell’economia italiana, la chimica, appunto. La questione delle bonifiche in siti storicamente destinati a produzioni chimiche e petrolchimiche si lega a doppio filo a quella delle strategie industriali complessive di quei settori. In Italia gli addetti per l’industria chimica in ricerca e sviluppo sono attorno ai 4 mila, mentre per le aziende di trasformazione arriviamo ad avere, come occupati, più di 600 mila persone. In questo campo abbiamo raggiunto vette di eccellenza mondiale e non vi è settore industriale che non sia fortemente legato alla chimica. Nel corso degli anni, tuttavia, il processo di dismissioni e la ridotta presenza di investimenti in ricerca e innovazione hanno prodotto conseguenze negative. Nonostante ciò, la piccola e media impresa chimica continua a mostrare segni di vitalità e sono segnali positivi anche gli importanti processi di riconversione di impianti industriali non competitivi in bioraffinerie. In ambito più strettamente normativo, da quanto emerge dalla relazione, l’Italia, insieme alla Francia, risulta dotata di una buona normativa di prevenzione ambientale, ma purtroppo risultano carenti i controlli. Per questo l’approvazione della legge per il riordino delle agenzie ambientali ferma ad oggi al Senato è fortemente attesa. Riguardo al tema della chimica italiana, si tratta di riattivare ogni strumento in grado di dare competitività al settore in termini di costo dell’energia, infrastrutture, logistica, ricerca, innovazione e formazione di un sistema normativo più agevole. Quello che emerge dallo studio molto chiaramente è la necessità di accelerare le bonifiche dei siti chimici di interesse nazionale, promuovendo la rivisitazione dei processi produttivi in chiave di sostenibilità ambientale e favorendo l’insediamento, all’interno dei SIN o nelle loro vicinanze, di piccole e medie aziende da mettere in sinergia positiva con le grandi aziende. Importante anche la reintroduzione di un osservatorio dedicato alla chimica che aiuti nel passo fondamentale, ossia elaborare ed attuare una politica industriale di filiera in ottica di medio e lungo periodo.

Mozioni Franco Bordo ed altri n. 1-01091, Carinelli ed altri n. 1-01152, Tullo ed altri n. 1-01153, Caparini ed altri n. 1-01158, Garofalo ed altri n. 1-01159, Fauttilli ed altri n. 1-01161 e Biasotti ed altri n. 1-01164: Iniziative in materia di mobilità urbana, extraurbana e ferroviaria

Con la mozione si chiede al Governo un impegno per rendere la mobilità urbana e extraurbana un diritto accessibile a tutti e un settore strategico per lo sviluppo economico del nostro Paese. Il funzionamento delle città è strettamente connesso alla facilità dello spostamento di persone e merci, il nostro modello di mobilità è insostenibile per le pesanti ricadute sulla qualità dell’aria e sulla salute dei cittadini. Cambiare il sistema di mobilità significa anche ridisegnare le città, renderle più vivibili, garantire la sicurezza per pedoni e ciclisti, ridurre il consumo di suolo, anche costruendo meno strade. L’inefficienza del trasporto pubblico locale, i ritardi rispetto alle altre città europee, e la conseguente congestione del traffico dei nostri centri provocano ricadute sociali ed economiche rilevanti. Le statistiche confermano che siamo il Paese in cui la mobilità è basata principalmente sull’automobile privata, con meno trasporto pubblico e che quello su gomma è di minor qualità per velocità, e per consumi, costa di più e rende di meno. Lo stesso diritto alla mobilità, previsto dalla Costituzione italiana e dal diritto europeo non è, di fatto, garantito, anche per questo è necessario considerare i trasporti come una parte fondamentale dello stato sociale, per rendere effettivo questo diritto a tutti, in misura universale indipendentemente dalla propria età o dal luogo in cui si vive. La commissione trasposti, attraverso una puntuale indagine conoscitiva, durata mesi, in cui sono stati coinvolti i soggetti istituzionali, i rappresentanti delle imprese e dei lavoratori del settore, le associazioni dei consumatori e dei pendolari, ha fatto emergere il quadro aggiornato della situazione, individuando obiettivi che Governo e Parlamento dovrebbero assumere con atti normativi, al fine di considerare il trasporto pubblico locale come elemento fondamentale per la qualità della vita dei cittadini e connotarlo, a tutti gli effetti, come servizio essenziale di interesse economico generale.

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 febbraio 2016

Il presidente del consiglio Matteo Renzi ha relazionato in aula sul Consiglio europeo del 18 e 19 Febbraio che sarà incentrato principalmente sulla scelta dell’Inghilterra di rimanere o meno nell’Unione Europea, le questioni migratorie e i problemi economici. In particolare su questo ultimo punto l’Italia come sempre porta avanti una battaglia per cambiare le strategie adottate in questi anni per allentare il peso dell’austerità che in ha portato un peggioramento delle condizioni economiche e occupazionali e puntare sulla crescita. Allo stesso tempo è ormai impellente, vista anche spinta populista che soffia nei paesi dell’Unione, puntare sull’unione politica europea, tema su cui il referendum inglese si inserisce e desta preoccupazione per la tenuta dell’unione stessa. Sul tema immigrazione l’Italia continua ad essere uno dei pochi Paesi che ha un’idea chiara sull’accoglienza e che non fa passi indietro su questo principio, ispiratore dell’unione politica europea. Prosegue dunque l’impegno del Governo sulle questioni internazionali con l’obiettivo di provare a incidere sulle questioni che creano le migrazioni, sulle instabilità politiche che generano le guerre da cui molti dei profughi scappano. 

Disegno di legge: S. 1328 – Deleghe al Governo e ulteriori disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo e agroalimentare, nonché sanzioni in materia di pesca illegale (Approvato dal Senato) (A.C. 3119-A)

Semplificazione burocratica, riduzione del peso fiscale, accesso al credito, sostegno al lavoro in agricoltura, ricambio generazionale, rafforzamento del tessuto produttivo con particolare riguardo alle filiere storiche dell’agricoltura italiana, competitività. Queste sono solo alcune delle direttrici che hanno orientato l’attività legislativa del Governo Renzi e che connotano anche questo provvedimento in tema di agricoltura. Una serie di provvedimenti hanno dato nuovo impulso al settore primario: dalle incisive misure di semplificazione contenute nel decreto-legge “campo libero”, alle misure di contrasto alle fitopatie contenute nel decreto-legge n. 51 del 2015, alle norme sulla razionalizzazione degli Enti vigilati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF), alle misure per lo sviluppo delle organizzazioni interprofessionali fino ai numerosi interventi contenuti nella Legge di stabilità per il 2016 – una tra tutte l’abolizione dell’IMU agricola – oltre alle leggi d’iniziativa parlamentare già approvate su agricoltura sociale e biodiversità ed a quelle in via di approvazione, tra le altre, sulla pesca e l’acquacoltura, sul biologico, sulla contraffazione alimentare e sul contrasto al fenomeno del caporalato. Quest’ultimo provvedimento è un intervento organico per il settore, che offre risposte concrete ad alcune importanti filiere in difficoltà ed accompagna e meglio definisce il processo di innovazione e di semplificazione del comparto produttivo primario, quello agricolo. Approfondisci qui Dossier Collegato agricolo

Leave a Reply