Nota sui lavori parlamentari settimana dall’1 al 4 Marzo

By March 5, 2016Lavoro parlamentare

Premessa

1) Nella settimana alla Camera sono state approvate: una proposta di legge sul sostegno pubblico all’editoria e il riordino dell’ordine dei giornalisti e una sul commercio equo e solidale; alcune risoluzioni e una mozione sul tema della denatalità e delle politiche per la famiglia.

La mozione sulla famiglia prende le mosse dai recentissimi dati ISTAT sulla riduzione delle nascite. Si tratta di una tendenza europea, che nel nostro Paese però ha determinato la sostanziale crescita zero della popolazione, un debito demografico importante e l’indice di invecchiamento – il rapporto cioè tra le persone che hanno più di 65 anni e meno di 14 – addirittura tra i più alti del mondo. Il trend omogeneo degli ultimi 30 anni ha ormai modificato la struttura sociale del Paese e pesa sul suo futuro: indagare le cause della diminuzione delle nascite è decisivo dunque per orientare le politiche più efficaci per invertire la tendenza. Per evitare genericità serve tenere sullo sfondo la causa intuitiva più importante e cioè la crisi, la situazione di incertezza che ne deriva e che mina alle radici speranze e progetti.

E serve consegnare al passato motivazioni che pure ancora residuano nel dibattito politico sullo stravolgimento della famiglia naturale, fino al paradosso della legge lombarda della Lega che riconosce il bonus bebè alle famiglie che hanno figli naturali e non adottati. Aiuterà ad archiviare tutto ciò la nuova legge sulle Unioni civili, a un passo dal suo varo definitivo, che modifica il diritto di famiglia, riconosce simbolicamente e concretamente le nuove famiglie, omosessuali e eterosessuali e porta l’Italia nel novero dei paesi civili. E aiuterà una nuova normativa sulle adozioni. Sulle ragioni del calo delle nascite d’altra parte sono a disposizione molte indagini e molte analisi. Di particolare interesse una indagine conoscitiva del Senato sull’impatto delle politiche fiscali sulla natalità. Da tutte le ricerche in ogni caso emerge come: stabilità ed autonomia siano le principali condizioni per la scelta di mettere al mondo dei figli; come condizioni fortemente questa scelta il fatto che la maternità rappresenti un evento negativo nella vita lavorativa delle donne; come tutto ciò sia aggravato da un sistema di welfare debole che peraltro non riconosce i lavori di cura né socialmente e neppure ai fini previdenziali. Se il registro delle cause principali è questo, questi sono i terreni d’intervento: e in questa direzione vanno molti interventi recenti fortemente voluti dal Partito Democratico. Dalla scelta di battere la precarietà e investire sul lavoro a tempo indeterminato con il Job act, alla cancellazione delle dimissioni in bianco, al riconoscimento della maternità come valore e non come assenza ai fini della erogazione del premio di produttività, al decreto sui congedi parentali, al riconoscimento del congedo obbligatorio di paternità seppur ancora troppo timido ,al rifinanziamento e ampliamento dei voucher baby sitter, al bonus bebè, a tutte le misure di sostegno alle giovani coppie per la casa, al Fondo contro la povertà educativa dei minori, a molte altre misure rivolte alle famiglie più fragili. La scelta necessaria è dunque quella di consolidare una direzione di marcia e di strutturare un intervento fuori dall’emergenza perché il welfare può essere volano per la crescita. Con una centralità di approccio in tutte le politiche necessarie, comprese quelle fiscali: favorire l’occupazione delle donne che si dimostra essere la condizione principale per progetti di vita e maternità libera scelta. Perché il lavoro delle donne determina un circolo virtuoso, produce altra occupazione femminile e complessivamente aumenta il benessere generale con effetti sul Pil misurabili. È perciò le politiche a favore della famiglia, superando vecchie contrapposizioni, sono contemporaneamente politiche a favore del lavoro delle donne, del rafforzamento del sistema di welfare, di condivisione delle responsabilità genitoriali e contro gli stereotipi.

2) Argomento caldo della settimana è quello dei mutui sulla casa. Di seguito alcuni elementi di chiarezza che provano la strumentalità delle accuse grilline sui rischi per i cittadini.

a) Nel 2014 il Parlamento europeo approva una direttiva che si pone l’obiettivo di aumentare il livello di protezione del consumatore.

b) Il Governo italiano recepisce la direttiva Ue con uno schema di decreto.

c) Il Gruppo Pd in Commissione Finanze, già la scorsa settimana, predispone una bozza di parere a tutela del consumatore che prevede un’estensione delle garanzie. Un parere che ieri non si è potuto presentare a causa della gazzarra inscenata dal M5S.

La nuova normativa sull’inadempimento non si applica ai contratti già in essere neanche in caso di surroga e offre al momento della stipula maggiori vantaggi per il cittadino, obbligando la banca ad una maggiore trasparenza:

1) La clausola di inadempimento è facoltativa e la banca non può obbligare il cittadino a sottoscriverla;

2) E’ considerato inadempimento la morosità di almeno 18 rate;

3) In caso di inadempimento la casa può essere messa in vendita solo con uno specifico atto di disposizione dell’immobile da parte del consumatore;

4) Viene confermato il divieto al “patto commissorio” (art. 2744 cc);

5) Viene disciplinato per legge il cosiddetto “patto marciano”, già riconosciuto dalla giurisprudenza: la banca può cioè trattenere dopo la vendita della casa solo quanto ancora dovuto ed è obbligata a restituire al consumatore l’eventuale eccedenza;

6) In ogni caso, il trasferimento del bene immobile alla banca, a seguito dell’inadempimento, comporta l’estinzione del debito anche se il valore dell’immobile è inferiore a quello del debito residuo;

7) Si evita così la procedura giudiziaria, con conseguenti risparmi di spesa per il cittadino, e il deprezzamento del bene immobile;

8) La valutazione della casa, successivamente all’inadempimento, deve essere effettuata da un perito indipendente nominato dal tribunale;

9) Il consumatore deve essere assistito da un esperto di sua fiducia;

10) Su tutta la procedura vigila la Banca d’Italia.

Proposte di legge: Istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico per il settore dell’editoria, della disciplina di profili pensionistici dei giornalisti e della composizione e delle competenze del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti (A.C. 3317-3345-A)

Il testo unificato dell’AC 3317 e dell’AC 3345, approvato in prima lettura alla Camera dei deputati il 2 marzo 2016, istituisce un nuovo Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e delega il Governo a ridefinire la disciplina del sostegno pubblico all’editoria, della regolamentazione delle edicole, nonché quella relativa ai prepensionamenti dei giornalisti e al Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Il provvedimento è frutto del lavoro di sintesi e di confronto, anche da diverse posizioni, tra le forze politiche avvenuto nella prima in Commissione Cultura e Istruzione e poi nell’Aula della Camera dei deputati; interviene in modo complessivo sul sistema, innovando in modo importante la disciplina precedente e fissando alcuni temi. In particolare si rafforza il pluralismo attraverso il sostegno alla stampa locale, alle cooperative e agli enti no profit, si accelera il passaggio al digitale, si aiutano le start up che presentano dei progetti d’avanguardia, si interviene nella crisi delle edicole permettendo loro di diversificare i prodotti in vendita e investendo sulla loro innovazione. Le risorse saranno indirizzate al sostegno delle realtà medio-piccole, essendo esclusi oltre agli organi di partito anche i grandi gruppi quotati in borsa. I finanziamenti sono resi proporzionali rispetto al numero di copie vendute, facendo cessare le storture del passato che vedevano ingenti risorse destinate a periodici che non vendevano. Inoltre saranno anche proporzionati alla capacità delle imprese di creare valore e nuovi posti di lavoro per I giovani. Infine si delega il Governo a riordinare il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. Approfondisci qui Dossier Sostegno pubblico all’editoria

Mozioni Lupi ed altri n. 1-01124, Sberna ed altri n. 1-01146, Nicchi ed altri n. 1-01170, Palese e Pisicchio n. 1-01171, Vezzali ed altri n. 1-01172, Occhiuto ed altri n. 1-01173, Sbrollini ed altri n. 1-01174, Rondini ed altri n. 1-01175, Bechis ed altri n. 1-01176 e Giorgia Meloni ed altri n. 1-01180: Politiche a sostegno della famiglia

I recenti dati Istat sulla denatalità parlano di un problema molto preoccupante chiamato debito demografico. Ci dicono cioè che l’Italia ha un debito nei confronti delle future generazioni che nasce da un rapporto molto sbilanciato tra le persone che hanno più di 65 anni e quelle che hanno fino a 14 anni, a causa di un tasso di invecchiamento molto alto accompagnato da un abbassamento delle nascite che ha portato l’Italia ad avere la così detta “crescita zero”. Una tendenza che va avanti da trent’anni e che ha modificato in maniera sostanziale la struttura sociale del nostro Paese. Le cause del fenomeno sono tante e diverse: sicuramente il periodo di crisi aggrava la diminuzione delle nascite perché crea una situazione di incertezza sul futuro. Ma molti studi rendono evidente come le cause che agiscono su questa scelta sono anche di altra natura, in particolare riguardano le politiche sulla maternità e il peso sociale che ad essa si da in tutti gli ambiti, in particolare nel mondo del lavoro. Essa diventa infatti un evento negativo nella vita delle donne che spesso perdono il lavoro. L’assenza di un riconoscimento del lavoro di cura e la presenza dall’altro lato di un welfare debole rendono difficile la scelta della maternità. Per questo il Governo e il parlamento in questi anni hanno agito per rendere la maternità una scelta più libera. In particolare nella legge di stabilità sono state eliminate le dimissioni in bianco, abuso che riguardava soprattutto le giovani donne ed è stata riconosciuta la maternità ai fini del premio di produttività aziendale. Essa infatti era considerata un’assenza e questa era una delle cause che alimentavano il Gender pay Gap, cioè la differenza salaria fra uomini e donne molto alta nel nostro Paese. Nel jobs act poi è stata estesa l’indennità per la maternità a tutte le lavoratrici, anche quelle autonome. La strada è questa: rendere le politiche a favore della famiglia delle politiche a favore del lavoro delle donne, del rafforzamento del sistema di welfare, di condivisione delle responsabilità genitoriali e contro gli stereotipi. Approfondisci qui 

Relazione sullo stato dell’informazione e sulla condizione dei giornalisti minacciati dalle mafie, approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere (Doc. XXIII, n. 6)

Negli ultimi tempi il numero di intimidazioni ai danni di giornalisti d’inchiesta che lavorano in contesti difficili è fortemente aumentato: quasi 500 giornalisti vittime di minacce, di ritorsioni, di intimidazioni. Ecco perché la Commissione antimafia, l’ufficio di presidenza, la presidente Bindi, hanno scelto di mettere all’ordine del giorno dei lavori della Commissione proprio un focus su media e mafie. Ecco perché è stato istituito un Comitato che è pervenuto ad una relazione che mette in risalto quattro aspetti in particolare: quanto fenomeni di minacce, di ritorsioni, di intimidazioni siano frequenti soprattutto in provinciae in periferia; come soprattutto giornalisti freelance siano vittime di ritorsioni di questo tipo; come concentrazioni monopolistiche degli organi di informazione siano anche particolarmente negative, proprio perché le mafie ne approfittano. E’ emerso anche quanto le mafie inizino ad avere la capacità di capire come possa essere strategico per loro abusare dei media. In questo senso è sicuramente lodevole l’operato del Governo che, in generale, sta portando avanti politiche contro la precarizzazione del mondo del lavoro e dunque con tutta una serie di iniziative di carattere generale, ma nello specifico anche in materia di editoria, non ultimo il voto alla delega per l’editoria con la quale è stata prevista espressamente la clausola attraverso la quale potranno ricorrere a fondi pubblici proprio soltanto quelle testate, quegli organi di informazione, che assumono nel rispetto della contrattazione collettiva e dunque favorendo, invece, contratti di lavoro regolari e a tempo indeterminato. 

Relazione su possibili proposte normative in materia penale in tema di contraffazione, approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo (Doc. XXII-bis, n. 1)

Un’indagine svolta dal Censis, poco più di un anno fa, ci dice che, soprattutto fra i giovani consumatori, l’acquisto di prodotti contraffatti, magari di capi di abbigliamento, scarpe, occhiali, musica, viene considerato un comportamento accettabile e non un reato. Il tema è molto serio sia per i numeri allarmanti della contraffazione, che per la sua capacità di innovarsi, di occupare nuovi spazi di mercato, fino a ieri assolutamente inimmaginabili. Per questo è importante portare avanti una battaglia sempre più determinata e organizzata contro chi sottrae risorse all’erario, al lavoro pulito e giusto, contro chi esercita una concorrenza sleale nei confronti di imprese e produttori di grande qualità, nel manifatturiero, nell’agroalimentare, nel commercio, nella farmaceutica. La relazione sottolinea l’esigenza di unificare le banche danti esistenti e che si renda più sinergico il lavoro delle forze dell’ordine. La relazione sfiora anche il tema delle norme comunitarie e del coordinamento internazionale. Lo sfiora perché, in questi mesi, altre due indagini sono state avviate: una sul terreno più ostile all’azione di contrasto, cioè la rete, il web, e l’altra sulla dimensione europea. I fronti aperti sono molti ma alcune prime risposte stanno arrivando: ad esempio la scelta del vicepresidente del CSM che ha annunciato l’intenzione di avviare un corso di specializzazione dei magistrati in materia di contraffazione e, quindi, specializzando chi sarà chiamato a indagare su questa materia; e, ancora, il Ministro Orlando che ha insediato un pool di magistrati esperti per la messa a punto di proposte in materia agroalimentare. 

Proposte di legge: Disposizioni per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale (A.C. 75-241-811-2726-A)

L’approvazione alla Camera dei deputati, a larghissima maggioranza, del testo unificato in materia di promozione e disciplina del commercio equo e solidale è il passo decisivo verso la prima legge nazionale del settore. Una legge attesa da dieci anni e frutto del lavoro nel tempo di tanti parlamentari mossi anche dall’impulso delle associazioni e dei movimenti civici. Il fenomeno del commercio equo e solidale, alla luce delle sue caratteristiche intrinseche e delle connesse esigenze di protezione giuridica, tuttavia non si presta ad essere disciplinato esclusivamente a livello nazionale. In questo senso è necessario che l’Unione dia vita ad una normativa europea, anche cogliendo la sfida che alcuni Paesi europei, come la Francia e ora anche l’Italia (e ancor prima nel nostro Paese le regioni), hanno lanciato con una normativa quadro di riconoscimento e di sostegno del commercio equo e solidale, nel segno dell’utilità sociale dell’iniziativa economica sancita nell’articolo 41 della Costituzione, che vale naturalmente per tutte le imprese. Si tratta di un provvedimento ispirato da dinamismo, sussidiarietà e promozione, le cui caratteristiche principali sono il riconoscimento dei soggetti coinvolti, la definizione degli ambiti di applicazione, una particolare attenzione alla tutela del marchio e all’etichettatura e interventi per la diffusione e a sostegno del commercio equo e solidale. Approfondisci qui Dossier commercio equo e solidale

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