Nota sui lavori parlamentari settimana dal 6 al 10 Novembre

By November 11, 2017Lavoro parlamentare

 

Premessa

Nella settimana la Camera ha approvato: una mozione sulla violenza maschile contro le donne; una proposta di legge per il riordino del settore dello spettacolo; Una proroga del termine per la conclusione dei lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione delle pubbliche amministrazioni; e un disegno di legge sull’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea.

Questa settimana sono stati fatti degli importanti passi avanti sul tema del contrasto alla violenza maschile contro le donne. Oltre alla già citata mozione sul tema approvata dalla Camera, di cui trovate il testo e gli impegni più avanti, il Governo ha inserito all’interno del Decreto Fiscale un emendamento che risolve un problema molto serio che si era creato sul resto di stalking. Nell’ambito della riforma del processo penale era stato infatti inserito anche lo stalking all’interno dei reati cosiddetti ‘estinguibili con condotta riparatoria’, cioè estinguibili pagando una somma di denaro. Un’opzione che sembrava inverosimile nella pratica quotidiana e che invece ha trovato effettivamente riscontro in una recente sentenza del tribunale di Torino. Proprio per l’impegno che negli anni il Governo e il Parlamento hanno dimostrato nel combattere ogni forma di violenza maschile contro le donne, il rischio che un reato di questa portata, che rende la vita di centinaia di donne un inferno, venisse sminuito o sottovalutato non era ammissibile. Eliminare questa possibilità è stata una scelta necessaria e importante.

Oltre a questo la conferenza Stato-Regioni in questi giorni ha ripartito i fondi stanziati dal Governo per il 2017 per l’apertura di nuovi centri antiviolenza e case rifugio in tutta Italia e per il potenziamento di quelle esistenti. Si parla di 12,7 milioni, una cifra significativa, che prosegue il percorso di incremento dei fondi destinati ai centri avviato in questa legislatura.

Percorso che prosegue anche nell’attuale manovra economica, in discussione al Senato, in cui vengono triplicate le risorse destinate ai centri nel 2018/2019.

Mozioni Martelli ed altri n. 1-01716, Carfagna ed altri n. 1-01727, Binetti ed altri n. 1-01732, Saltamartini ed altri n. 1-01733, Brignone ed altri n. 1-01734, Vezzali ed altri n. 1-01735, Galgano ed altri n. 1-01736, Spadoni ed altri n. 1-01737, Rizzetto ed altri n. 1-01739, Bechis ed altri n. 1-01740, Di Salvo, Gebhard, Scopelliti ed altri n. 1-01742 e Santerini e Dellai n. 1-01745 concernenti iniziative per prevenire e contrastare la violenza contro le donne

“Il tema della violenza maschile contro le donne è un tema che è uscito, per fortuna, dalla sfera privata e, grazie ad atti come la Convenzione di Istanbul, è entrato a far parte della violazione dei diritti umani fondamentali. La Convenzione di Istanbul, la cui la ratifica è stato uno dei primi atti compiuti da questo Parlamento, ha introdotto un nuovo paradigma nel definire la violenza contro le donne e ha dato impulso a politiche pubbliche di contrasto della stessa; in particolare, ha fatto emergere la correlazione tra l’assenza della parità di genere ed il fenomeno della violenza, e la necessità di politiche antidiscriminatorie che favoriscano l’effettiva parità fra i sessi, al pari di misure atte alla prevenzione e al contrasto alla violenza.

La violenza maschile contro le donne chiama in causa le relazioni tra donne e uomini e, dunque, la necessità di un lavoro educativo che cominci nelle scuole per promuovere il rispetto dei ragazzi nei confronti delle persone e della libertà delle donne. Come mostrano i dati valutati a livello internazionale, la violenza non presenta più un tratto solo emergenziale, ma si configura piuttosto come un fenomeno strutturale. Le statistiche mostrano che le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici: nel 62,7 per cento dei casi, gli stupri dichiarati sono stati commessi dal partner, nel 3,6 per cento da parenti, nel 9,4 per cento da amici, un’evoluzione confermata anche per quel che riguarda la violenza fisica, come schiaffi, calci, pugni e morsi, mentre gli sconosciuti sono autori soprattutto di molestie sessuali.

In ragione di questa presa d’atto, per contrastarla in modo efficace, sono necessarie misure sistematiche e coordinate. Occorre agire, quindi, su diversi piani, con forza e sinergia; sul piano della prevenzione, della repressione, della formazione, su quello dell’accesso al mondo del lavoro, sul piano culturale ed educativo, a tutti i livelli, senza stabilire una vera e propria gerarchia, ma, piuttosto, un’azione sinergica tra di essi.” Continua a leggere qui la dichiarazione di votoLeggi il testo della mozione

Disegno di legge: S. 2287-bis – Disposizioni in materia di spettacolo e deleghe al Governo per il riordino della materia (A.C. 4652); ed abbinate proposte di legge: Caparini ed altri; Brambilla; Brambilla; Cesa; Battelli ed altri; Gagnarli ed altri; D’Ottavio ed altri; Rizzetto ed altri; Borghese e Merlo; Rampi ed altri; Lodolini ed altri; Ricciatti ed altri; Zanin ed altri (A.C. 417-454-800-964-1102-1702-2861-2989-3636-3842-3931-4086-4520)

L’8 novembre 2017 la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la delega al Governo per il riordino della disciplina dello spettacolo. Il provvedimento è frutto dello stralcio dell’articolo 34 dell’AS 2287 avvenuto in Senato, diventato nel frattempo legge 14 novembre 2016, n. 220, che ha disciplinato in modo complessivo la disciplina del cinema e dell’audiovisivo.

Con l’approvazione di questa legge, si conclude, dunque, il progetto di riordino della disciplina delle arti visive tracciato dal Ministro dei Beni e delle attività cultura e del turismo Dario Franceschini con la presentazione, il 16 marzo 2016, di un disegno di legge di iniziativa governativa. La legge promuove il riordino della materia, anche tramite la delega al Governo a varare un Testo unico denominato “Codice dello spettacolo”. Revisiona, in particolare, il settore del teatro, della musica, della danza, degli spettacoli viaggianti e delle attività circensi, nonché dei carnevali storici e delle rievocazioni storiche. Istituisce il Consiglio superiore dello spettacolo, in sostituzione della Consulta per lo spettacolo. Razionalizza la ripartizione del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), aumentandone la dotazione annua. Estende l’art bonus anche alle istituzioni concertistico-orchestrali, ai teatri nazionali, ai teatri di rilevante interesse culturale, ai festival, alle imprese e ai centri di produzione teatrale e di danza, nonché ai circuiti di distribuzione. Introduce, infine, il credito di imposta per la la produzione musicale delle opere di artisti emergenti. Come sottolineato dal relatore, Roberto Rampi (PD), il provvedimento è di importanza centrale perché «direttamente innervato con l’essenza stessa della democrazia; democrazia che nasce con il teatro, con la cultura diffusa, con i luoghi in cui si vivono le emozioni condivise». Approfondisci qui 

Proposta di inchiesta parlamentare: Coppola ed altri: Proroga del termine per la conclusione dei lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione delle pubbliche amministrazioni e sugli investimenti complessivi riguardanti il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Doc. XXII, n. 81)

“Lo sappiamo da tempo, che la piena attuazione dell’Agenda digitale aumenterebbe il PIL del 5 per cento, con 1.500 euro pro capite nei prossimi otto anni. Concretamente, il problema dell’economia italiana si chiama produttività, ma dentro questo ragionamento sulla produttività ci sono i dati pubblici: un bene comune e una risorsa che – come afferma Piacentini, commissario governativo all’Agenda digitale, in una recente intervista – sono come un giacimento petrolifero, una risorsa che può essere esplorata per estrarre valore. Ma cosa abbiamo fatto in questi anni per raggiungere questi risultati di produttività anche nella pubblica amministrazione? Abbiamo, sulla scia dell’Unione europea, istituito il 1° marzo 2012 l’Agenda digitale italiana; nel 2015 abbiamo predisposto i Piani nazionali banda ultra larga e crescita digitale, dove sono identificate le linee di azione da realizzare entro il 2020. Ma per attuare gli obiettivi dell’Agenda digitale italiana è necessario che ci sia il coordinamento delle azioni della pubblica amministrazione, delle imprese, della società civile. Proprio per questi obiettivi strategici, alla luce dei compiti istitutivi, l’obiettivo della Commissione parlamentare d’inchiesta è stato quello di indagare l’effettivo livello di digitalizzazione e innovazione nel settore pubblico del nostro Paese, verificando se le risorse stanziate fossero sufficienti e quali fossero le ragioni del divario tra l’Italia e il resto d’Europa.” Continua a leggere la dichiarazione di voto

Disegno di legge: Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2017 (A.C. 4505-B)

“Il disegno di legge europea 2017 che stiamo per approvare definitivamente, limitatamente agli articoli 12 e 16 modificati al Senato, è l’ultimo passaggio di questa legislatura di una legge europea, della nostra quinta legge europea. La legge europea appunto è, assieme alla legge di delegazione europea, uno dei due strumenti predisposti dalla legge n. 234 del 2012 al fine di adeguare periodicamente l’ordinamento nazionale a quello dell’Unione europea. L’attuazione degli obblighi europei non risponde, infatti, soltanto all’esigenza di prevenire o risolvere procedure di infrazione, ma contribuisce all’autorevolezza dell’azione italiana nella formazione delle politiche europee e nell’avanzamento del processo di integrazione. Questo approccio pragmatico è fondamentale per superare il disallineamento fra l’europeismo entusiasta, ma spesso retorico da un lato, e la concreta capacità di intervenire nella formazione delle decisioni europee e di attuarle rapidamente dall’altro. Al momento dell’approvazione potremo orgogliosamente dire di lasciare pendenti solo 60 procedure di infrazione, di cui solamente 8 per mancato recepimento: una conquista della maggioranza di questo Parlamento e dei Governi della XVII legislatura, che hanno invertito le prassi consuetudinarie di lentezza che hanno caratterizzato tanti Governi in passato.” Continua a leggere qui la dichiarazione di voto

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